giovedì 19 dicembre 2013

Felice Alban Arthan/Yule/Solstizio!!!

Anche se con un po' di anticipo, 
desidero fare gli auguri 
a tutti coloro che seguono BTP!


Non c'è miglior Silenzio della coltre del Freddo, 

che protegge, strette, tutte le Cose nuove che abbiamo cullato 
 lungo ogni minuto dello scemare della Luce. 

E' nel momento più buio che una Luce nuova s'accende 
e riprende il suo Cammino.

Buon nuovo Cammino, 

buona nuova Luce, 
che ogni vostro progetto di realizzi al meglio!
 



(disclaimer: due di queste immagini sono wallpaper gratuiti, 
mentre delle altre due immagini non è stato possibile
risalire agli autori)

venerdì 13 dicembre 2013

Della silenziosa Danza, nel tempo di Alban Arthuan - di Corrado Arth Cagnazzi

Molti associano l’inverno all’immobilità.

Si pensa alla stagione buia come a qualcosa di uggioso, noioso,  abitato da corte giornate e lunghi crepuscoli,  vestito in grigio nebbia e intinto nella pioggia sino a disfarsi in una melanconica piattezza, in un’inesausta attesa di nuovi fiori, colori, caldo e sole, spiaggia, mare….

Si, certo, c’è la neve, a volte. Quella piace, con la sua attitudine a vestire ogni cosa, a lisciare e pareggiare, attutire e placare, incantare…Si, la neve è un grande incanto disteso sulla cruda realtà della stagione “morta”. Peccato che proprio in ragione della sua purezza ogni minima impurità su di essa risalta come un paffuto scarabeo in un piatto di ricotta, peccato che la sua corruzione vesta il grigio ed il nero esaltandoli ancor di più di quanto già non avvenga normalmente.

Ma non v’è nulla di morto, nella stagione di Alban Arthuan.
E’ nel cuore del gelo, tra le braccia di Madre Terra, spesso in una tana scavata sotto le radici di imponenti Antichi, che l’orsa dona al mondo i suoi cuccioli e comincia a nutrirli. Escono dall’utero della Piccola Madre ed entrano nell’utero della Grande Madre, ove crescono sino al disgelo, sino al risveglio del mondo esterno, che li accoglie nella loro seconda nascita.

Questo è l’inverno, questo è il tempo dell’attesa, della piccola morte che nasconde la nuova vita che cresce, il tempo del rinnovamento più profondo. Tempo di radici, di semi, di gemme.

Come si può parlare di stagione morta? Forse che una giovane donna, nel pieno della gravidanza, è morta perché non danza come le sue sorelle? O è forse doppiamente viva, perché custode del futuro nel suo grembo? Non è forse questo un tempo di magia, di suprema creazione, di armonia di maschile e femminile fusi nel dono della nuova incombente esistenza?

E’ vero che la notte più lunga è prima dell’alba. E’ vero che nel profondo e interminabile buio del Solstizio è inevitabilmente racchiusa la rinascita. Più a fondo non s’immergerà il Sole, e la fiamma invitta tornerà a salire i gradini che conducono al bacio del fuoco di Imbolc.

Forse è solo una questione di apparenze. Se passando guardi un uomo seduto a fissare un grande campo incolto, puoi essere indotto a pensare che stia oziando, vagheggiando di ricordi sottili come fili di ragno. Ma nella mente di quella persona invece in quel momento è in corso un progetto che durerà generazioni, che vedrà sorgere una casa, un bosco, che vedrà campi arati, coltivati, raccolti, lasciati a maggese nella ruota del tempo, delle stagioni, della rigenerazione. Quell’uomo sta vedendo mille germogli farsi alberi , fiorire, dar frutto. L’immobilità del suo corpo è bilanciamento al vortice della sua mente che sogna, immagina, traduce, pianifica, scarta, sceglie, progetta.

Tutti noi percorriamo un viaggio, più o meno consapevole, più o meno nitido, con a volte una memoria della strada percorsa in altre precedenti esistenze, con porte che si aprono sul cammino che verrà, per chi sa leggere segni e messaggi. Qualcuno corre, qualcuno arranca, tanti guardano dritto innanzi a sé e procedono senza deviazione alcuna.

A me viene da pensare che ogni stagione ha il suo passo e che se vogliamo essere in armonia con il tutto è utile armonizzare il nostro passo al tempo che attraversiamo. E questa stagione aiuta a tenere un cammino più attento a quel che ci circonda. Ci concede il tempo di vedere nel profondo, di assimilare l’essenza di ciò che è e distinguerla da ciò che appare. Questa stagione, più di altre, insegna.

Così mi viene spontaneo pensare che la danza della vita, nel suo alternarsi di ritmi, mantiene perpetuo il movimento. Anche in questo tempo, intreccia geometrie sacre fatte di passi calzati di lana e cuoio, che disegnano nella neve mandala d’emozioni destinati a scolpirsi nel gelo, che sussurrano respiri di nuvola che nascondono canti propiziatori a preservare, distillare, infondere futuro nel germe della vita già nata ma che attende, paziente, di crescere.

Sia danza e canto, dunque, il vostro essere nel tempo di Alban Arthuan. Possa la benedizione del Mondo Bianco scendere e circondarvi di infiniti cristalli, ognuno diverso, ognuno perfetto, così come lo sono i nostri corpi luminosi.

Possa il sorriso dei lunghi tramonti riempirvi il cuore, e la fiamma del vecchio ceppo di quercia scaldare le vostre mani.

La felicità, non è mai abbastanza.

(da una nota di Corrado Arth Cagnazzi sulla sua pagina Facebook - lo ringrazio per avermi permesso di pubblicare qui il suo scritto)

mercoledì 4 dicembre 2013

Un calderone ribollente...

Quando le cose vengono messe bene in moto... finisce poi che le cose si muovano da sole (o quasi)!
Dunque con tanta carne al fuoco che cuoce, per forza si è sentita l'esigenza di impiattare anche qualche contorno :-D